Review in Sounds Behind the Corner

CRUISE [CTRL]

“…Are Not What They Seem”

(Anno 2012 – Signifier Record)
Belgio

Di nuovo arruolati per Signifier, John ed Olivier propongono in questi giorni il terzo capitolo della loro avventura musicale: “How’s Annie?” (lo trovate tra le nostre pagine) trionfò nella fusione di malinconie velate perse tra brume digitali, cromie rossastre artificiali e toni cupi, oggi “Are Not What They Seem” è una totale immersione nell’IDM più minimale, nello slow-noise destrutturato in

forme infinitesimali del suono, il ‘pointillisme’ macabro della cover racchiude in se neo-impressionismi scomposti e ricostruzioni sonore composte da miriadi di piccolissime ‘pennellate’, sequenze sonore cromatiche volute su ritmi costanti e trance verosimili, meditate.

Ne consegue allora un intero album dedicato ad un nuovo capitolo della musica Intelligence vista quasi al microscopio, dosando ogni singola nota, suono, per metterla in evidenza: vista (ascoltata) da vicino vi darà l’idea di una spezzatissima musica, da lontano un elegante insieme/assieme tonale.

In apertura due track di elettronica acidissima, “Letters Under Nails” e “A Man’s Attitude Goes Someway The Way Is Life Will Be” sono costruite su sequenze ‘glitchate’ che fendono con regolare frequenza il suono dei synth come lame nel buio, la drum-line si slega dal suono in geometrie anarchiche, una vita androide mantenuta viva da frequenze digitali che pulsano come fiamme di zolfo su scenari apocalittici, accelerando in “In The Heart Of A Circle Of Twelve Sycamores” fino a sfiorare il noise puro, note veloci che squarciano il dub protagonista nel background, livelli compatibili solo nell’espressione di un insieme difficile e riuscito.

Nel punto preciso in cui il noise prende forma e carattere definitivamente, diviene potenza energetica, “Last Movement Of The Yellow Man” è soffocata dagli echi corposi di una musica didascalica, totalizzante.

Nel finale, assieme alla voce di Dirk Ivens, sussurri esoterici che ci riportano al teschio della cover, “In Hell (Everything Is Fine)” si allunga verso l’elettronica aggressiva ed industriale, segno tangibile che il combo belga ha una panoramica ampia della propria capacità di strutturare il suono, un valido ponte che può aprire nuovi orizzonti all’EBM, magari meno dancy,  ma figlia di una ricerca concettuale.

Nicola Tenani

http://www.soundsbehindthecorner.org/the-loft/787-cruise-ctrl-are-not-what-they-seem.html

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